Il tema del "mercato dell'arte", situato all'incrocio di discipline diverse non sempre concordi sull'oggetto stesso della loro indagine, ha visto dilatarsi in misura considerevole, negli ultimi tempo, gli orizzonti del proprio ambito di ricerca, chiamando in causa strumenti interpretativi e categorie culturali che hanno condotto al superamento degli steccati concettuali eretti in passato sia dalla storia dell'arte che dalla storia economica. Si è venuto così configurando, riguardo a un tema divenuto ormai di moda, un approccio di studio che pur non trascurando questioni e risultanze attinenti alla committenza, al collezionismo e alla quantificazione sistematica dei dati relativi al commercio artistico tra Rinascimento e Antico Regime, ha allargato la sfera dei proprio interessi alle vaste implicazioni di carattere sociale, religioso e politico connesse a tale settore e da questo a sua volta intimamente determinante.
Scopo di questo volume, scaturito da una conferenza tenuta a Firenze in 19, 20, 21 giugno 2000, è dunque gettare uno sguardo al di là del "mercato dell'arte" in senso stretto, sia perché tale mercato è condizionato dal molteplici altri fenomeni, sia perché esso ne costituisce a sua volta un fedele indicatore. L'arte infatti è al contempo un capitale culturale, materiale e simbolico le cui cariabili storicamente più significative possono acquistare "visibilità" solo alla luce dell'assunto che in Italia il "valore culturale" di un bene, tra Quattrocento e Seicento, non era tanto legato al suo intrinseco pregio artistico, quanto alle proprietà e funzioni, ovvero alla modalità di "consumo" ben diverse dall'odierna accezione di matrice capitalistica e legato piuttosto a regole e categorie concettuali di natura etico-morale.
Scopo di questo volume, scaturito da una conferenza tenuta a Firenze in 19, 20, 21 giugno 2000, è dunque gettare uno sguardo al di là del "mercato dell'arte" in senso stretto, sia perché tale mercato è condizionato dal molteplici altri fenomeni, sia perché esso ne costituisce a sua volta un fedele indicatore. L'arte infatti è al contempo un capitale culturale, materiale e simbolico le cui cariabili storicamente più significative possono acquistare "visibilità" solo alla luce dell'assunto che in Italia il "valore culturale" di un bene, tra Quattrocento e Seicento, non era tanto legato al suo intrinseco pregio artistico, quanto alle proprietà e funzioni, ovvero alla modalità di "consumo" ben diverse dall'odierna accezione di matrice capitalistica e legato piuttosto a regole e categorie concettuali di natura etico-morale.
Informazioni Aggiuntive
| Peso | 1.02 |
| Autore | Fantoni Marcello / Matthew Louisa C. / Mattews-Grieco Sara |




